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ILL.MO SIG. PROCURATORE I CONTI NON TORNANO.... PDF Stampa E-mail

Di Ing. Alberto Rapagna', mercoledì 28 gennaio 2009


ILL.MO SIG. PROCURATORE

  i conti non tornano…….   Ill.mo Sig. Procuratore, 
  • un cittadino di nome Rapagnà Ing. Alberto, da due anni ha denunciato che gli amministratori  del Comune di Roseto degli Abruzzi,  non fanno pagare la BUCALOSSI per l’ importo dovuto, agli amici che ristrutturano i fabbricati; l’ importo complessivo presunto ,  degli oneri concessori non corrisposti,  ammonterebbe a 2 milioni di euro.
 
  • Gli amministratori non attivarono alcuna procedura per il recupero, non  si accinsero a chiedere al sottoscritto, come sarebbe, a suo avviso, avvenuta l’ evasione,e soprattutto non smentirono né l’ esistenza della truffa, né il presunto  importo, nonostante la circostanza a loro ben nota, che nel 2003, lo scrivente riuscì a smascherare un’ analoga evasione, consentendo al Comune di Roseto di recuperare 70 mila euro.
 
  • Stante l’ inerzia del Comune di Roseto, lo scrivente, Ing. Alberto Rapagnà stampa e fa affiggere un manifesto murale sul territorio e nei  luoghi pubblici, e pubblica lo stesso su questo sito con il titolo “ Denuncia pubblica n. 24 “.
 
  • Non avendo alcun riscontro a riguardo, per dare maggiore risalto alla truffa e all’ inerzia della Giunta Comunale, il sottoscritto, Ing. Alberto Rapagnà, durante il Consiglio Comunale del 21/10/2008, nei modi consentiti, espone il manifesto che gli viene sequestrato dai carabinieri su ordine del Presidente del Consiglio Comunale.
 
  • Il manifesto sequestrato, annunciando una notizia di reato ai danni della collettività, come conseguenza logica,   avrebbe dovuto determinare l’ apertura di un procedimento penale nei confronti degli amministratori, stante l’ evidenza dei fatti denunciati nel manifesto, o  nei confronti dello scrivente per aver divulgato notizie non rispondenti al vero.
 
  • Delle due sopra citate eventualità, nessuna, per quanto sia a conoscenza del sottoscritto, è stata attuata; si è verificata solamente, una timida iniziativa del Dirigente del IV° Settore, relativa al recupero della Bucalossi in merito ad una lettera inoltrata dallo scrivente all’ attenzione del Sindaco, Vice Sindaco ed Assessore all’ Edilizia Privata  in data 07/01/09, a tal riguardo si vedano le pubblicazioni effettuate sul medesimo sito in data 8/01/09 e 23/01/09.
  

COSI’ I CONTI NON TORNANO

 sia per il Comune che rinuncia a recuperare 2 milioni di euro che sarebbero molto utili alla collettività,  sia per gli inquirenti che, avendo sequestrato il manifesto ed  essendo ancora obbligatoria l’ azione penale, sono tenuti ad accertare i fatti con tempestività nei confronti degli amministratori che svolgono anche la funzione di pubblici ufficiali, sia per l’ opinione pubblica che, avendo visitato il sito con frequenza, si è posta il giusto interrogativo, manifestato allo scrivente, che se ciò si verifica  c’ è qualcuno che non fa il proprio dovere.        
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REVOCA DEL PDC DEL FABBRICATO IN VIA SALARA PDF Stampa E-mail

Di Ing. Alberto Rapagna', venerdì 29 febbraio 2008


TEMPORANEO EPILOGO DELLA REVOCA DEI PERMESSI DI COSTRUIRE DEL FABBRICATO SITO IN  VIA SALARA DELLA “FINANZIARIA ROSETO SRL”

L’Ing. Alberto Rapagnà il 09/03/2007 ha inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica di Teramo per denunciare che l’edilizia privata a Roseto viene gestita non in maniera trasparente, ma dietro condizionamenti ambientali che gli amministratori non dovrebbero esercitare su argomenti di natura tecnica.

I fatti riguardano l’annullamento dei Permessi di Costruire n. 133/05 e n. 2/06 da parte del Dirigente Arch. Patacchini, relativi alla costruzione di un fabbricato sito in Via Salara n. 4 della Finanziaria Roseto srl, in seguito ad un ricorso al TAR d’Abruzzo di una società confinante S.I.D. Immobiliare Srl,  notificato il 20/03/2006 sia al Comune di Roseto che alla Finanziaria Roseto srl.

Il Comune di Roseto si è costituito in giudizio il 05/05/2006 sostenendo la perfetta legittimità dei Permessi di Costruire sopra citati e quindi la giusta condotta della Finanziaria Roseto srl.

Nelle more del giudizio, pendente dinanzi al TAR dell’Aquila, il 29/11/2006 il Dirigente Arch. Patacchini revoca i P.d.C. assumendo una linea diametralmente opposta a quella sostenuta presso il TAR d’Abruzzo, ponendosi contro se stesso.

Per cambiare una chiara linea di condotta tenuta presso il TAR, modificandola contestualmente, quali rapporti sono intercorsi tra il Dirigente, la Giunta e la SID Immobiliare srl per assumere un siffatto grave provvedimento ?

Il TAR d’Abruzzo, in data 15/02/2007, diffida il Comune di Roseto a ripristinare i P.d.C. entro 15 giorni, cosa che il Dirigente non si apprestò a fare se non quando ha costretto la Finanziaria Roseto a rilasciare una dichiarazione di rinuncia all’azione risarcitoria. Una volta ottenuta tale dichiarazione, con il tacito consenso della Giunta Comunale,  i P.d.C. vengono ripristinati.

A Gennaio 2008 il TAR d’Abruzzo ha  emesso sentenza favorevole nei confronti della legittimità del fabbricato della Finanziaria Roseto srl, rigettando il ricorso della società ricorrente S.I.D. Immobiliare Srl (Alcini, Malvone e Di Marco), facendo rilevare la temerarietà della lite e soprattutto la contraddittorietà del comportamento assunto dal Dirigente Arch. Patacchini, dove da una parte difende l’operato del Comune di Roseto e dall’altra revoca i P.d.C.

Le indagini dell’esposto, sopra citato, furono delegate dal P.M. Dott. Auriemma al Commissariato di Polizia di Atri, il quale rimetteva le risultanze delle stesse il 05/11/2007 facendo rilevare gravi irregolarità nella gestione della pratica edilizia.

Il P.M. Dott. Bruno Auriemma, esaminata la documentazione, ha ritenuto di fare richiesta di archiviazione al GIP con la motivazione che l’esposto riguarda una questione “di natura esclusivamente amministrativa”.

L’avviso per la richiesta di archiviazione è stato notificato all’Ing. Rapagnà il 04/12//2007 il quale, entro i previsti 10 giorni, ha inoltrato all’ufficio del GIP opposizione all’archiviazione attraverso una motivata ed articolata argomentazione della vicenda dalla quale emergono con evidenza tutt’altro che una questione di natura amministrativa ma  reati di ABUSO D’UFFICIO, VIOLAZIONE DELLA PRIVACY ed il reato di ESTORSIONE  in concorso con la Giunta tenuta il 15/02/2007.

Il GIP Dott.ssa Antonella  Di Carlo esaminata la richiesta di opposizione all’archiviazione ha ritenuto che quest’ultima non è accoglibile,  fissando l’udienza per il 29/05/2008.

L’Ing. Rapagnà, come parte offesa, si costituirà parte civile e farà espressa richiesta al GIP, oltre alla contestazione dei reati citati, anche di quella relativa all’associazione PER delinquere, art. 416 c.p., per le particolari condizioni ambientali in cui si sono svolte questa, ed altre vicende, all’esame della Magistratura.


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Ultimo aggiornamento ( lunedì 27 ottobre 2008 )
 
ESPOSTI ALLA PROCURA DI TERAMO PDF Stampa E-mail

Di Ing. Alberto Rapagna', venerdì 25 gennaio 2008


Alla luce dei numerosi esposti inoltrati dall’Ing. Alberto Rapagnà alla Spettabile Procura della Repubblica di Teramo, si stanno ricreando le stesse condizioni che si determinarono nel lontano 1987 allorquando il quotidiano “Il Messaggero” pose l'interrogativo all'opinione pubblica, attraverso un articolo di stampa dal titolo: “ Che accade, Procuratore?”  che di seguito si riporta : 

“ (F.M.) - Egregio Signor Procuratore, la provincia di Teramo é squassata da qualche tempo dal vento torbido e insi­dioso delle denunce, anonime e pubbliche. Il nostro giornale non ha mai fatto cassa di risonanza alle prime e !e let­tere anonime, quando sono state recapitale in redazione sono state puntualmente cestinate. Ci risulta, invece (é non sta a noi giudicare se sia giusto o meno) che la Procu­ra, spesso (se non sempre) é tenuta a considerare anche queste e ad agire di conseguenza.  Sulle denunce pubbliche crediamo che l'atteggiamento debba essere lo stesso per stampa e magistratura. Se una persona, un qualsiasi citta­dino, trova il modo di denunciare un abuso (vero e pre­sunto) o un’irregolarità (vera o presunta) e mene in calce alla denuncia la propria firma, é un dovere de! giornale dare spazio a questo, chiamiamolo pure così, atto di co­raggio.Da qualche tempo, come é sicuramente a Sua conoscenza, l'ingegnere rosetano Alberto Rapagnà sta consegnan­do ai giornali (e alla Procura) una serie di denunce che ri­guardano amministratori comunali e provinciali. Non si tratta, perciò, di denunce contro altri privati cittadini, ma nei riguardi di chi é chiamato a rappresentare i cittadini stessi, ai vari livelli, e, per questo, obbligato ad una con­dotta civile irreprensibile. L'opinione pubblica non può non rimanere turbata dalle rivelazioni dell’ing. Rapagnà, il quale, se denuncia delle cose, ovviamente ci crede e dice di averne le prove. Sicco­me le accuse nei confronti di amministratori pubblici so­no gravissime (si pensi solo all'ultima denuncia pubblica, quella nei confronti del Presidente della Provincia, Di Giuseppe, accusato di essere il più grosso inquinatore del Teramano), le soluzioni sono due: o l'ing. Rapagnà folleg­gia ed allora va immediatamente fermato (nei modi che ricorrono in queste situazioni) o c'è del vero in quello che denuncia (e noi crediamo che la Procura già lo sa, o alme­no in parte) e la gente sbigottita ha il diritto di sapere che cosa stia facendo la Magistratura a tale proposito. Sì. lo sappiamo che esiste il segreto istruttorio e che, noto­riamente, in questo nostro Paese, le procedure sono estre­mamente lente, ma questo gioco al massacro (se tale é) non può continuare all'infinito e dura già da sei, diconsi sei mesi. Infatti, a nostro avviso, comunque andranno a finire le cose, tutta questa vicenda avrà lasciato il segno e non ci sarà giustizia che potrà riparare al torto (se tale sa­ stato) o punire adeguatamente chi ha denunciato in maniera quantomeno leggera.Non si può seguire la solita procedura di fronte a questa lunga raffica di denunce contro uomini pubblici; bisogna abbandonare i canoni soliti e dare delle risposte, non a noi, per carità, ma alla gente. O Rapagnà dice il falso o denuncia il vero: qui non ci sono soluzioni di compromesso. Abbiamo già detto dei rischi che si stanno correndo e si corrono se la storia andrà avanti così. Noi abbiamo il dovere, in qualità di rappre­sentanti di questa opinione pubblica sconcertata, che si faccia chiarezza e subito.” 

A tale sortita, seguirono una serie di provvedimenti giudiziari nei confronti degli amministratori locali destinatari delle suddette denunce.


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Ultimo aggiornamento ( lunedì 27 ottobre 2008 )
 
VERGOGNOSO SCANDALO DA PARTE DEL CIRSU) PDF Stampa E-mail

Di Ing. Alberto Rapagna', mercoledì 16 gennaio 2008


VERGOGNOSO SCANDALO GIÀ PREFIGURATO NELLA DENUNCIA DELL’ING. RAPAGNÀ NEL LONTANO 1992 contro l’attività di gestione dei rifiuti urbani da parte del Cirsu.

Nel 1992 l'Ing. Alberto Rapagnà inoltrò un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica di Teramo in ordine alle irregolarità nella gestione dell'attività di riciclo e smaltimento dei rifiuti da parte del CIRSU.

In particolare denunciava la circostanza che l'Ente in questione fosse costituito come apparato dell'ex P.C.I. all'interno del quale furono collocati i funzionari del partito.

All'esito delle indagini esperite dalla Procura e su richiesta della stessa, il Giudice delle indagini preliminari dispose l'archiviazione del procedimento relativo alle accuse mosse dall'Ing. Rapagnà al CIRSU.

Dopo l'archiviazione, l'allora Presidente del Consorzio, Nardinocchi Francesco, presentò denuncia per calunnia nei confronti dell'Ing. Rapagnà Alberto sulla base delle dichiarazioni rese da quest'ultimo nel suddetto esposto.

La vicenda giudiziaria si concluse dopo quasi dieci anni, nel 2003, con il deposito della Sentenza del Tribunale di Teramo con la quale il Giudice Dr. Conciatori assolse con formula piena l'Ing. Rapagnà dall'accusa di calunnia nei confronti di Nardinocchi Francesco.

Nella motivazione della stessa si legge, infatti, che nell'esposto redatto ed inoltrato dal Rapagnà non si ravvisavano affermazioni calunniose nei confronti della reputazione del Nardinocchi. Anzi il Dr. Conciatori evidenziava la necessità di non trascurare la circostanza che i fatti denunciati dal l'Ingegnere avrebbero configurato reati contro la P.A. con conseguente attivabilità di procedure di recupero contabile di eventuali danni da parte dell'ente erogante e quindi a tutto vantaggio della collettività.

Pertanto ben avrebbe fatto il Rapagnà, come semplice cittadino, ad attivarsi per l'accertamento della verità! Legittima dunque la sua azione che ha avuto, di recente, i suoi riscontri anche giudiziari! Se, infatti, il CIRSU avesse svolto la propria attività, nel corso degli anni, nel rispetto della legge e soprattutto senza sperperi inutili, ora non avrebbe accumulato €. 15.000.000 di debiti e tutti i cittadini dei Comuni consorziati, ormai esasperati e disperati, non sarebbero oggi costretti a pagare la TARSU, aumentata in misura vergognosa!


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Ultimo aggiornamento ( lunedì 27 ottobre 2008 )
 
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