| Di Ing. Alberto Rapagna',
lunedì 21 novembre 2011
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LA VERITA’ Finalmente la verità giudiziaria sul PRUSST dell’area ex-Monti vedrà la luce in seguito all’esposto inoltrato il 2007 dall’Ing. Rapagnà, dopo due richieste di archiviazione, due opposizioni alle stesse archiviazioni e due articolati e fondati rigetti, il primo del GIP Dott.ssa Tommolini ed il secondo del GIP Dott. Giovanni De Rensis, i quali hanno evidenziato la totale illegalità della realizzazione di tre fabbricati (A-B-C) di civile abitazione anziché della ristrutturazione (senza demolizione) del fabbricato esistente per biblioteca e raggruppamento di tutti gli uffici comunali della Città di Roseto Ab.. In sostanza, un’area industriale di mq. 10.000 circa, acquisita dal Maglificio “Gran Sasso S.p.A.” a costo zero dalla GEPI per garantire il livello occupazionale negli anni ’90, è stata venduta come area edificabile per Euro 3.600.000,00= alla Società ALFA IMMOBILIARE Srl anziché per Euro 10.000.000,00=, in violazione di tutto e di più quanto si potesse violare sotto gli occhi di tutti e soprattutto, con il colpevole silenzio delle istituzioni ed amministratori per trarne vantaggi diretti, personali e politici di parte, svolgendo ruoli contemporaneamente di controllori e controllati. Spero, ora, alla luce di quanto disposto dal Giudice Dott. Giovanni De Rensis nell’ordinanza di accoglimento della opposizione all’archiviazione, che la Procura riconsideri la valutazione delle risultanze delle indagini svolte dall’Ispettore del Commissariato di Atri per far sì che l’intervento edilizio nell’area ex-Monti fosse lo specchio della illegalità della gestione dell’urbanistica nel Comune di Roseto Ab. negli ultimi cinque anni. Tale contesto ambientale è stato ben documentato e rappresentato magistralmente dal legale Avv. Di Lizio Andrea del Foro di Chieti nell'udienza del 28 Ottobre 2011, ponendo dei punti fissi che tra breve troveranno ampi riscontri giudiziari. ***ORDINANZA***  A supporto ed a ulteriore prova di quanto disposto dal GIP Dott. Giovanni De Rensis nell’ordinanza sopra integralmente riportata l’Ing. Rapagnà segnala quanto sia interessante rileggere, con attenzione, quanto pubblicato su questo sito il 22/10/2008 e il 05/11/2008 che rappresentano una fotografia di quanto realmente si è verificato. ORA NON E’ PIU’ IGNORABILE !!! articolo del 22/10/2008: RICOSTRUZIONE DELLE ILLEGALITA’ NELL’AREA EX- MONTI Premessa Nel 1992 l’Ing. Alberto Rapagnà inoltrò una denuncia alla Procura di Teramo, segnalando che il CIRSU(Consorzio Intercomunale Rifiuti Solidi Urbani) costituiva un apparato di alcuni partiti e gestito da un noto esponente politico, in assenza di capacità specifiche per svolgere le mansioni di Presidente dello stesso. La Procura di Teramo anziché effettuare specifiche indagini per l’accertamento di tutte le violazioni, comprese la truffa per l’impiego di macchinari già usati, pose sotto processo per calunnia lo scrivente ,il quale si è difeso per sette lunghi anni, al fine di ottenere l’assoluzione con una sentenza esemplare. Infatti, il giudice nella sentenza mise in evidenza che l’Ing. Rapagnà, oltre che avere il diritto di sindacare sull’operato e la gestione del consorzio, aveva il dovere come tutti i cittadini, di segnalare agli inquirenti qualsiasi attività contro la Pubblica Amministrazione. Risultato che, non assolvendo l’allora Procuratore, Dott. Barrasso, ad un suo preciso dovere istituzionale di indagare opportunamente, il CIRSU ha prodotto negli anni un debito di circa 18 milioni di euro ,con un grave danno alla collettività. Se anziché porre sotto processo il denunciante, la Procura avesse richiesto il rinvio a giudizio del Presidente Nardinocchi Francesco, consentendo allo scrivente di costituirsi parte civile, sicuramente non ci sarebbe stata questa enorme passività, e soprattutto, si sarebbe accertato che il sito di stoccaggio non era idoneo, e stava già, nel 1992, inquinando il fiume Tordino, come si è poi, con estremo ritardo,reso noto, nel 2004. Qualsiasi altro cittadino dopo questa ed altre esperienze analoghe, si sarebbe astenuto dal portare l’attenzione della Procura di Teramo, a fatti penalmente rilevanti, comportamento che non avrebbe consentito di portare alla luce lo scandalo dell’area ex-Monti. Infatti, in assenza di una specifica denuncia, i soggetti interessati avrebbero potuto agire indisturbati, per mettere in atto un illecito arricchimento e, attraverso la compiacenza di enti preposti al controllo, l’inquinamento sia del terreno, sia della falda acquifera a lavori già in corso, come in effetti si è dimostrato per tabulas, da cloroformio, ferro, manganese, e da idrocarburi pesanti. Le ragioni per le quali lo scrivente, ha sostenuto, negli esposti inoltrati alla Procura, che nella gestione dell’intervento, da parte del comune di Roseto degli Abruzzi, sull’area ex- Monti si configura l’associazione per delinquere si evincono dalle seguenti ed inequivocabili circostanze e fatti: collegamenti dell’attività delittuosa · Il PRUSST nell’area ex- Monti prevedeva il riaccorpamento di uffici comunali e biblioteca,servizi pubblici,sedi per la polizia municipale,per il commissariato di polizia e uffici per le Terre del Cerrano, ristrutturando il fabbricato esistente, in quanto perfettamente conservato ed agibile, poiché tutti i sopra citati uffici, erano in strutture private a cui il comune corrispondeva un enorme importo per i canoni di locazione. · La proprietà dell’area ex-Monti, ottiene dal Comune l’autorizzazione alla manutenzione dello stabile. · Anziché manutenzionare il fabbricato, vengono demolite tutte le cornici delle finestre,operazione effettuata a partire dal 2003,per creare la condizione idonea a dichiarare che il fabbricato non fosse più agibile. · Lo scrivente contestò all’ufficio tecnico, che i lavori non erano compatibili con quelli di manutenzione ordinaria e straordinaria, che invece vengono autorizzati per migliorare l’estetica e la funzionalità dell’immobile. · Il Comune di Roseto degli Abruzzi nel 2004,non ha ,dolosamente comunicato alla Regione Abruzzo, l’area ex-Monti, come potenzialmente inquinata,come invece fece per altre aree industriali dismesse. · Detta comunicazione non fu fatta, appunto perché, non avrebbe poi consentito di trasformare il PRUSST da riaccorpamenti di uffici comunali a complesso residenziale. Questa circostanza è molto grave e prova come ,già nel 2004,si era attuata la procedura finalizzata alla trasformazione urbanistica. · Il 25 febbraio 2005 il Consiglio Comunale ,adotta la rimodulazione del PRUSST per gli accorpamenti degli uffici comunali, quando invece il progetto prevede un complesso residenziale di 80 appartamenti. · Il Comune di Roseto, nel concedere la rimodulazione,per rendere più appetitoso l’affare economicamente, consiglia alla società Maglificio Gran Sasso, proprietaria dell’area ex-Monti di cedere gratuitamente alla Curia di Teramo, un terreno di 4950 metri quadrati,sito in Voltarrosto,ricadente sopra la variante SS16 e svincolo con la SS150, quindi un’area di scarso valore, in quanto asservita a servizi pubblici. · L’area viene ceduta gratuitamente,non per un’opera pia o filantropica, ma per valorizzare l’intera area di 20.000 metri quadrati, sempre della società Maglificio Gran Sasso SPA. · All’atto pubblico di cessione di detta area alla Curia di Teramo,partecipa,come testimone,il Sig. Lucidi Giovanni,che ancora non acquistava l’area ex-Monti. · Nell’atto di cessione si precisa che i lavori di realizzazione della nuova Chiesa S.Anna, dovevano essere iniziati subito,cioè pochi mesi dopo la cessione dell’area, avvenuta il 06/07/2005. · I lavori, non potevano essere iniziati, in quanto, il progetto non poteva essere approvato perché l’area ricadeva sopra la variante SS16 e svincolo SS150. · Sempre nell’intento di favorire il Maglificio Gran Sasso, a dimostrazione che la cessione gratuita dell’area,non fosse un errore, ma un preciso disegno criminoso, il Comune, condizionato da rapporti affaristici, mette in atto una variante urbanistica al P.R.G. per spostare non l’area ceduta, ma la variante alla SS16. · Il percorso di detta operazione è costellato di enormi ed evidenti illegittimità ed illegalità, conclusesi nel 2008. · Il PRUSST adottato nel febbraio 2005, fu approvato nel dicembre dello stesso anno, senza che al Ministero delle Infrastrutture, alla Regione, e ad altri enti di controllo, fosse comunicato o chiesta l’autorizzazione a demolire il fabbricato esistente per realizzare, non quello che era previsto inizialmente dal PRUSST, ma un complesso residenziale. · Tanto era l’interesse degli amministratori, in particolare, del Sindaco, Vice sindaco e soprattutto dell’assessore all’urbanistica Frattari, che nel febbraio del 2007, viene presentato pubblicamente il complesso residenziale, al Palazzo del Mare, prima ancora che l’ufficio tecnico rilasciasse ilP.d.C. n.129/07. · La conferenza stampa fu tenuta per verificare la reazione della collettività e degli inquirenti, in quanto, l’esposto, lo scrivente, lo aveva inoltrato in data 30/12/2006. · Il dirigente del 4° settore rilascia una dichiarazione, il 27/12/2006, alla proprietà dell’area ex- Monti, che il fabbricato è cadente e quindi non agibile, ragioni per le quali costituisce unità collabendi. · Detta dichiarazione consentirà, alla società subentrante Alfa Immobiliare SRL ,di Lucidi Giovanni, una notevole evasione fiscale, in quanto gli ha illegalmente consentito, di dichiarare nell’atto pubblico del 28/12/2006 in importo di euro 3 milioni e 600 ,anziché di circa euro 11 milioni e 500. · Detta irregolarità poteva essere messa in atto soltanto con il concorso e la complicità di tanti soggetti istituzionali e politici. · L’Agenzia delle Entrate di Giulianova, a cui il sottoscritto, segnalò dette irregolarità, non si attivò come in altri casi. · Soltanto nel 2008, quando lo scrivente, ha chiesto delucidazioni circa i provvedimenti messi in atto per quanto segnalato, la pratica è stata riattivata. · Il dirigente del Comune di Roseto degli Abruzzi, non poteva rilasciare il P.d.C. n. 129/07, prima di aver richiesto, per legge, la caratterizzazione dell’intera area, cioè stabilire il grado di inquinamento del terreno e della falda acquifera. · Il Sindaco, il Vice sindaco, e l’assessore all’edilizia privata erano a conoscenza che il sito era inquinato, in quanto destinatari di una lettera i cui mittenti erano gli ex lavoratori del Maglificio Gran Sasso. · Le autorità sopra citate, erano obbligate ad intervenire a tutela della salute pubblica, e impedire con ogni mezzo il rilascio,da parte del dirigente dell’ufficio tecnico, del P.d.C. · Gli amministratori ,invece, patrocinano la divulgazione e l’affare per l’imprenditore il 25 febbraio 2007, nella conferenza tenutasi presso il Palazzo del Mare, sostenendo la validità e l’interesse pubblico dell’intervento edilizio privato. · I lavori vengono fatti iniziare, e quindi l’acqua di falda viene riversata per circa 6 mesi al mare e i materiali di scavo vengono depositati in una discarica, e il tutto senza prima stabilire e verificare il grado di inquinamento degli stessi. · Sia l’acqua, che il terreno, essendo entrambi inquinati, non potevano essere rimossi dal sito se non prima di aver effettuato lavori specifici di bonifica. · L’ARTA provinciale come reso noto alla Procura di Teramo, non ha operato con trasparenza e nell’interesse pubblico ma appiattendosi e facendo proprie, le analisi della ditta Lucidi Giovanni. · Soltanto dopo insistenze e continue contestazioni, dello scrivente, è scesa in campo l’ARTA regionale, che ha effettuato correttamente il prelievo dei campioni e le analisi degli stessi, dai quali è stato evidenziato il superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione,e cioè l’inquinamento del terreno da manganese e ferro, e dell’acqua da cloroformio e idrocarburi, come divulgato dal WWF. · Dall’esame dei risultati delle analisi, si evince un particolare sconvolgente, cioè che le analisi sui campioni di acqua e terreno del sito, sono state effettuate dopo circa 6-7 mesi dal loro prelievo,non per dimenticanza o per mancanza di conoscenza delle norme imposte dalla legge 152/06, ma volontariamente per far sì che i valori di inquinamento si riducessero nel tempo per evaporazione delle sostanze volatili come il cloroformio ed altri solventi impiegati nel processo produttivo del maglificio, come avevano denunciato alcuni lavoratori, alle autorità competenti. · La regia del disegno criminoso diretto a non far pervenire risultati che avrebbero imposto l’immediato sequestro del sito da parte delle autorità giudiziarie, non aveva al suo interno solo gli amministratori citati, ma tutti i soggetti che hanno partecipato alle conferenze di servizi. · L’operato quindi degli amministratori, della proprietà, del dirigente dell’ufficio tecnico e dell’ARTA provinciale, non aveva l’obiettivo di portare la verità a conoscenza della Procura di Teramo, ma di occultarla, ed è proprio qui che si delinea il comportamento delittuoso di più soggetti diretto alla costituzione di un’ associazione per delinquere . Roseto degli Abruzzi, 22 ottobre 2008 RAPAGNA’ ING.ALBERTO *** *** aricolo del 05/11/2008: ALLA MEGA TRUFFA NELL’AREA EX- MONTI HA PARTECIPATO ATTIVAMENTE ANCHE LA REGIONE ABRUZZO CON GRANDI RESPONSABILITA’ PENALI. Da un approfondito esame della documentazione dell’Accordo di Programma del 07/11/2005 relativo alla rimodulazione del PRUSST nell’area ex-Monti, si evincono una serie di illegalità che completa il quadro della mega truffa. L’attività delittuosa è stata messa in atto tra più soggetti in concorso tra loro che pensavano di trovare copertura a tutti i livelli facendo emanare il Decreto di approvazione del Presidente della Giunta Regionale d’ Abruzzo n. 79 del 16 giugno 2006, dell’Accordo di Programma datato 07/11/2005, in variante al PRG ,completamente illegale in quanto l’istituto dello stesso, previsto nell’art. 8 ter della L.R. 18/83, non era applicabile. Di questa circostanza, e cioè che l’Accordo di Programma in variante al PRG, di un intervento edilizio privato, che non riveste un prevalente interesse regionale, come invece prevede espressamente l’art. 8 bis della L.R. 18/83 per l’applicazione dell’Accordo di Programma, era a conoscenza sia la società proponente,sia il Comune di Roseto che ha sponsorizzato l’intervento , sia, soprattutto, la Regione Abruzzo, attraverso il Dott. Dario Bafile. Infatti, nella premessa dell’Accordo di Programma ,sottoscritto in data 07/11/2005, artatamente per far rientrare l’intervento nelle condizioni dell’Accordo di Programma, viene citata la delibera n. 12 ,del 24/02/2005, del Consiglio Comunale, nella quale sono previsti gli interventi che il Comune di Roseto avrebbe realizzato con il PRUSST, quando invece la citata delibera approva esclusivamente la rimodulazione del PRUSST nell’area ex- Monti. Trattavasi quindi, di un intervento esclusivamente privato, senza l’intervento del Comune di Roseto degli Abruzzi, e quindi non potevano essere utilizzati gli strumenti sia del PRUSST che dell’Accordo di Programma. Tutto questo si è verificato pensando che, il decreto n. 79 del 16 giugno 2006, emanato dal Presidente della Giunta Regionale d’Abruzzo potesse sanare tutte le illegalità precedenti e ciò, in uno Stato di Diritto non è possibile per cui in detta truffa , lo scrivente ritiene che anche il Presidente della Giunta Regionale, Ottaviano Del Turco,e il Dott. Dario Bafile hanno svolto un ruolo determinante consentendo la violazione della Legge Regionale 18/83 art. 8 bis-ter del cui rispetto, invece, entrambi dovevano essere garanti e custodi. Roseto degli Abruzzi, 5 novembre 2008 RAPAGNA’ ING.ALBERTO |